Sempre l’otto marzo

Post da Marzo 2008

obiezione agli obiettori

Marzo 31, 2008 · 8 Commenti

Come tutti sanno, di questi tempi che la questione è tristemente salita agli onori delle cronache, la legge 194 prevede l’obiezione di coscienza per i medici. Nell’articolo 9 si afferma che “il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione”, fermo restando però che “l’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo”.

I problemi a riguardo sono molteplici.
Va detto – e alcuni recenti avvenimenti dovrebbero far riflettere in proposito – che in più casi l’obiezione di coscienza viene attuata dai medici non solo o non tanto per convinzione morale, quanto per motivi “di comodo”, che variano dal volersi fare qualche turno in meno alle ingenti prospettive di guadagno offerte dal praticare aborti “in nero”, al di fuori delle strutture pubbliche.

Spesso quindi l’obiezione si configura più come atto volto a fornire un’immagine “di facciata”, che magari consente anche maggiori possibilità di carriera, piuttosto che come posizione etica, oltre che come arma pericolosissima per inficiare a livello pratico l’applicazione della 194 stessa.

Si aggiunga a questo che, se l’obiezione di coscienza è prevista dalla legge – cosa già di per sé opinabile – solo per l’aborto propriamente detto, e quindi solo in caso di gravidanza diagnosticata e accertata tramite procedure mediche, altrettanto non vale per la pillola del giorno dopo. Quest’ultima infatti non è da considerarsi abortiva (leggi qui per ulteriori dettagli), anche se ultimamente si è creata, in modo più o meno voluto, tutta una gran confusione per cui spesso e volentieri i farmacisti si rifiutano di venderla, o i medici di prescriverla.
A questo proposito segnalo ancora una volta il sito dell’Associazione Luca Coscioni, dove la faccenda è spiegata in modo molto chiaro:

“Un’altra peculiarità del nostro Paese riguarda l’obiezione di coscienza, che è prevista soltanto dalla legge 194 sull’interruzione di gravidanza (e che quindi prevede una gravidanza accertata), ma secondo un parere non vincolante del Comitato Nazionale per la Bioetica potrebbe essere estesa alla prescrizione della pillola del giorno dopo (in assenza di una gravidanza accertata).
Sono segnalati in tutta Italia casi di ospedali che negano la prescrizione della pillola del giorno nei momenti critici in cui non è reperibile né il medico nel consultorio familiare, né il medico di base (per esempio durante i finesettimana), adducendo come come motivo l’obiezione di coscienza dei medici di turno.”

L’obiezione di coscienza alla pillola del giorno dopo, scorretta sia giuridicamente (il testo della legge non ne fa cenno) sia fisiologicamente (non si tratta infatti di medicinale abortivo), sarebbe pertanto, almeno sul piano teorico, passibile di denuncia, tanto nei confronti del medico che non la prescrive quanto verso il farmacista che non la vende.

E arrivo al problema numero due, ossia la liceità o meno dell’obiezione di coscienza.
Qui, me ne rendo conto, si scivola nel ragionamento fine a se stesso, nel filosofico, nel campato in aria: io però credo che sia un discorso importante da fare, ché il tema dell’obiezione è ampiamente dibattuto, per quanto astrattamente, e spesso con poca cognizione di causa.

Mi è capitato di discuterne proprio di recente: ché anche a sinistra c’è chi sostiene la legittimità dell’obiezione, in quanto scelta dettata da motivazioni etiche e quindi spettante di diritto al singolo medico, in modo del tutto analogo alla scelta di abortire da parte da una donna.

Ecco, io su questo non sono d’accordo.
Partendo dal presupposto – non negoziabile, tanto per fare un po’ il verso alle gerarchie ecclesiastiche – che ogni donna è libera di decidere autonomamente e individualmente del proprio corpo, e che in questo discorso rientra a pieno titolo tutto ciò che concerne gravidanza e maternità (e quindi anche la possibilità di rinunciarvi), è appannaggio esclusivo della donna anche il risvolto etico della faccenda.
In parole povere, l’obiezione di coscienza (così come la non-obiezione, del resto) riguarda soltanto la donna, perché l’unica coscienza coinvolta è la sua e il medico, in quanto privo di facoltà decisionale a riguardo, non è che il tramite mediante il quale la donna mette in atto una decisione che spetta unicamente a lei.
Solamente suo sarà, di conseguenza, anche il problema della dimensione etica della sua scelta e delle ipotetiche responsabilità morali da prendersi a riguardo.
Ammesso e non concesso che il rapporto religione-aborto sia esattamente come ce lo raccontano, ché non ne sono poi così sicura.

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In pratica

Marzo 30, 2008 · Lascia un Commento

Questo blog ha nei suoi intenti quello di fornire un po’ di info non esenti da riflessioni e da spunti di discussione su tutto ciò che riguarda i diritti delle donne e il diritto di scelta in genere. Ognuno di noi autori del blog lo fa secondo le sue possibilità e voglie e idee e siamo tutti consci che accedere a un’informazione corretta non esaurisce i problemi: però sapere con precisione cosa prevedono le leggi e a volte anche come vengono interpretate dai vari tribunali è importante. 

Per questo, e senza pretesa di esaurire gli argomenti, segnalo il sito www.lucacoscioni.it/soccorso_civile, che è chiarissimo su diversi argomenti, dal diritto all’interruzione di gravidanza alle canne, dal testamento biologico  alla fecondazione assistita: sono info assolutamente pratiche e, personalmente, consiglio a tutti (e più siete giovani più ve lo consiglio) di leggere tutto ciò che riguarda il consumo di cannabis, per esempio, oltre ovviamente agli argomenti più strettamente correlati al contenuto di questo blog.

Ecco una breve presentazione del sito tratta dall’home page: 

 Nel nostro paese sono purtroppo in vigore alcune leggi che pregiudicano i diritti civili fondamentali delle persone: si tratta di leggi proibizioniste e confessionali, che limitano fortemente la possibilità di curarsi e di esercitare la propria libertà di scelta.

Attraverso il portale “Soccorso Civile” l’Associazione Luca Coscioni si propone di aiutare i cittadini che si scontrano con i divieti contenuti in quelle norme a non doverne subire le conseguenze negative, fornendo loro suggerimenti, informazioni e, ove possibile, supporto concreto.

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intermezzo musicale

Marzo 29, 2008 · Lascia un Commento

Ecco, nel mentre che mi informo per bene su cavilli e postille della 194 e mi preparo psicologicamente a un’altra serata in bilico sui tacchi alti, ho pensato di farmi perdonare dell’irriperibilità via mail dei giorni scorsi facendomi viva almeno qui, e per il momento, per mancanza di tempo e in attesa di partorire finalmente le robine serie che bollono in pentola, mi è venuto in mente di postare la canzone a tema.
Che poi non è che sia poco seria, tutt’altro, e la dice lunga su come stavano le cose poche decine di anni fa, un paio d’anni prima della 194.
E mica è tutto finito, eh.
E qualcuno mi perdonerà per la scelta – piuttosto prevedibile – dell’autore, ché in questo caso s’ha da fare per una giusta causa e non a sproposito, almeno spero.

Francesco Guccini – Piccola Storia Ignobile (Via Paolo Fabbri 43, 1976)

Ma che piccola storia ignobile che mi tocca raccontare
così solita e banale come tante
che non merita nemmeno due colonne su un giornale
o una musica, o parole un po’ rimate
che non merita nemmeno l’attenzione della gente
quante cose più importanti hanno da fare
se tu te la sei voluta a loro non importa niente
te l’avevan detto che finivi male.

Ma se tuo padre sapesse qual è stata la tua colpa
rimarrebbe sopraffatto dal dolore
uno che poteva dire: “Guardo tutti a testa alta”
immaginasse appena il disonore
lui, che quando tu sei nata mise via quella bottiglia
per aprirla il giorno del tuo matrimonio
ti sognava laureata, era fiero di sua figlia
se solo immaginasse la vergogna
se solo immaginasse la vergogna
se solo immaginasse la vergogna.

E pensare a quel che ha fatto per la tua educazione
buone scuole, e poca e giusta compagnia
allevata nei valori di famiglia e religione
di ubbidienza, castità, e di cortesia
dimmi allora quel che hai fatto chi te l’ha mai messo in testa
o dimmi dove e quando l’hai imparato
che non hai mai visto in casa una cosa men che onesta
e di certe cose non si è mai parlato
e di certe cose non si è mai parlato
e di certe cose non si è mai parlato.

E tua madre, che da madre qualche cosa l’ha intuita
e sa leggere da madre ogni tuo sguardo
devi chiederle perdono, dire che ti sei pentita
che hai capito, che disprezzi quel tuo sbaglio
però come farai a dirle che nessuno ti ha costretta
o dirle che provavi anche piacere
questo non potrà capirlo, perché lei, da donna onesta
l’ha fatto quasi sempre per dovere
l’ha fatto quasi sempre per dovere
l’ha fatto quasi sempre per dovere.

E di lui non dire male, sei anche stata fortunata
in questi casi, sai, lo fanno in molti
sì, lo so, quando lo hai detto, come si usa ti ha lasciata
ma ti ha trovato l’indirizzo e i soldi
poi ha ragione, non potevi dimostrare che era suo
e poi non sei neanche minorenne
ed allora questo sbaglio è stato proprio tutto tuo
noi non siamo perseguibili per legge
noi non siamo perseguibili per legge
noi non siamo perseguibili per legge.

E così ti sei trovata come a un tavolo di marmo
desiderando quasi di morire
presa come un animale macellato stavi urlando
ma quasi l’urlo non sapeva uscire
e così ti sei trovata fra paure e fra rimorsi
davvero sola fra le mani altrui
e pensavi nel sentire nella carne tua quei morsi
di tuo padre, di tua madre e anche di lui
di tuo padre, di tua madre e anche di lui
di tuo padre, di tua madre e anche di lui.

Ma che piccola storia ignobile sei venuta a raccontarmi
non vedo proprio cosa posso fare
dirti qualche frase usata per provare a consolarti
o dirti: “è fatta ormai, non ci pensare”
è una cosa che non serve a una canzone di successo
non vale due colonne sul giornale
se tu te la sei voluta cosa vuoi mai farci adesso
e i politici han ben altro a cui pensare
e i politici han ben altro a cui pensare
e i politici han ben altro a cui pensare.

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DONNE E API

Marzo 27, 2008 · 2 Commenti

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 Non è la solita iniziativa per spillare soldi, sia pure con intenti nobili e lodevoli: i soldi servono, certo, ma se posto qui il comunicato che pubblicizza l’iniziativa di Legambiente e Osservatorio del Miele è per due ragioni ben precise, più una terza.
La prima è personale, ammesso che si possa dir così: una nostra amica ha avuto l’endometriosi, so cos’è.
E so come le ho rovinato la vita: non ve lo conto chè sono fatti suoi, ma è stato tanto. Perchè nessuno sapeva cos’era e non gliel’hanno diagnosticata mai, anche se lei era sempre in giro per medici e ospedali. Quando finalmente ha risolto la cosa, ha potuto farlo solo con un intervento chirurgico e ormai era troppo tardi per rimediare a tutti i guai che la malattia le aveva provocato.
La seconda ragione è più generale, e in parte risponde anche al post che trovate più sotto, “Ecologia e femminismo”: chè perfino io, che mi interesso di ecologia da sempre, che ho un sacco di motivi miei per tenermi aggiornata sul legame tra salute e ambiente, che appunto sono sensibile all’endometriosi… ecco, perfino io ignoravo che ci fosse una causalità accertata tra gli inquinanti e questa patologia.
 Posto che molte delle riflessioni su “a chi tocca sopportare il peso di un miglioramento ambientale” le condivido in pieno e vado anche oltre, dichiaro subito che, stanti così le cose, preferisco senza dubbio lavare i vestiti a mano che beccarmi l’endometriosi.
Meno provocatoriamente, credo che valga la pena, realisticamente, di lavare l’insalata coltivata senza pesticidi che rischiare di non avere affatto una nipote. Ovvio, poi, che l’insalata vada lavata con chi dovrebbe/potrebbe essere il futuro nonno, metà per uno e pari e patta. Ma se anche così non fosse, credo ci siano priorità che non si possono discutere: piuttosto, discutiamo di più sul come evitare che si trasformino ancora una volta nell’ennesima fregatura per le donne.
Infine, è giusto che l’iniziativa di Legambiente sia in collaborazione con l’Osservatorio del Miele: l’ape è sempre stato uno dei simboli – ovviamente criticabile e strumentale, purtuttavia con una sua parte di verità – dell’operosità femminile e le api, oggi, sono minacciate esattamente dagli stessi inquinanti che provocano l’endometriosi. Anche delle api, in verità, se ne sa poco: ma, insomma, mi pare che in comune fra la moria delle api e l’endometriosi si possa anche indicare la riluttanza dei meccanismi di salvaguardia della specie a continuare a popolare un pianeta malato.
E io penso che a volte noi donne ci rendiamo poco conto – anche se spesso per autodifesa mentale pienamente comprensibile – di come un collasso ambientale ci penalizzerebbe molto di più e molto più profondamente di quanto possiamo immaginare.Chè non si tratterebbe solo di tornare indietro nella divisione dei compiti e nelle fatiche, ma di dover tarpare ogni possibilità di sviluppo – tradizionale e non, dalla voglia di maternità alla possibilità di conciliarla con qualcosa di diverso dalla mera sopravvivenza – delle donne.
Come già raccontato altrove e su Diario di marzo in particolare, le api sono attualmente vittime di una moria e di disordini comportamentali di proporzioni vastissime, che mette a repentaglio la stessa sopravvivenza dell’umanità:con una profezia attribuita a Einstein, si dice che passeranno quattro anni tra la scomparsa totale delle api e quella dell’uomo. Ma la definizione comprende, purtroppo, anche le donne.
Il comunicato dell’iniziativa, eccolo: 
2 aprile: giornata nazionale per l’endometriosi
Aiutare e sostenere le donne, diffondere informazioni sulla malattia, aiutare lo sviluppo della ricerca. Questi gli obiettivi della campagna per l’endometriosi, promossa dalla Fondazione Italiana Endometriosi, che il 2 aprile celebra la sua giornata nazionale con il sostegno di Legambiente e dell’Osservatorio Nazionale del Miele.
L’endometriosi è un’infiammazione cronica dell’apparato riproduttivo femminile che provoca una crescita anomala dell’endometrio, il tessuto che riveste l’utero. Gli effetti sulla salute delle donne colpite sono invalidanti, spesso devastanti e vanno dall’infertilità a dolori tanto intensi da creare gravi disagi nei rapporti sessuali e nella vita lavorativa. E’ una malattia subdola che si sviluppa in silenzio, ancora poco conosciuta che richiede tempi di diagnosi lunghissimi, è spesso sottovalutata e scambiata per banali disturbi mestruali. Una trasversalità drammatica che colpisce secondo i dati Onu 3 milioni di donne nel nostro Paese, 14 milioni in Europa e 150 milioni nel mondo senza distinzione di età.
Tra le cause dell’insorgenza della patologia l’inquinamento chimico: diossina, policlorobifenili (PCB), polibromodifenileteri (PBDE) e pesticidi.
La correlazione tra le diossine e l’endometriosi è stata dimostrata su modelli animali ed ha portato, prima l’OMS nel 1998 e poi la Scientific Commitee on Food dell’Unione Europea nel 2000, ad includere l’endometrio tra gli obiettivi più sensibili a tali inquinanti. Nell’ambito del programma comunitario per l’identificazione delle sostanze che alterano il sistema endocrino ed immunitario, lo studio di questi contaminanti è stato indicato come prioritario: un primo passo per poter intraprendere le opportune azioni riduttive nell’ambiente.
Da 1° all’8 aprile 2008 sarà possibile inviare un SMS al numero 48584 per donare 1 Euro da telefonia mobile e 2 Euro da telefonia fissa. I fondi raccolti saranno interamente devoluti alla Fondazione Italiana Endometriosi per la creazione del primo Laboratorio Italiano di Ricerca sulla malattia.Legambiente e l’Osservatorio Nazionale del Miele saranno nelle piazze di Torino, Milano, Padova, Genova, Perugia, Roma, Napoli, Palermo per ribadire che la dispersione senza regole e controlli di agenti inquinanti nell’ambiente mette a serio rischio la nostra salute e quella di tutto l’ecosistema. Presso i banchetti di Legambiente potrete ritirare materiale informativo sull’endometriosi, firmare la petizione che la dichiara malattia sociale, gustare dell’ottimo miele.

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Contraccezione, Aborto e Come Rimanere Incinte

Marzo 27, 2008 · 3 Commenti

In tutto il rumore che satura l’etere, in questi tempi oscuri e oscurantisti, il dibattito sulla sessualità femminile non si articola solo sull’aborto in quanto pratica medico-chirurgica, ma anche sulla demonizzazione degli strumenti contraccettivi, soprattutto quando indirizzati a prevenire la gravidanza.

Ecco così nascere la leggenda della cosiddetta “pillola del giorno dopo” come pillola abortiva.

In Italia lo sport nazionale è la cattiva coscienza, quindi si spacciano per coincidenti cose che non lo sono affatto:

Da un lato abbiamo la pillola del giorno dopo, che previene l’ovulazione, e quindi impedisce la fecondazione dell’ovulo e la sua trasformazione in embrione.

Dall’altro abbiamo la famigerata RU-486, che quelli in malafede (e solo loro) tentano di far passare per pillola del giorno dopo, ma che tale non è. Questo farmaco, infatti, va ad agire sull’embrione già impiantato e per tanto interrompe forzosamente una gravidanza.

Lungi dal voler essere esaustivi in poche righe, quello che preme sottolineare è che la contraccezione è diversa dall’aborto, e che molti tendono a farle coincidere.

Per questo è necessario comprendere le differenze tra atto sessuale e riproduzione come tra contraccezione e aborto.

Di seguito proponiamo un video prodotto per Planned Parenthood, una organizzazione che sostiene la gravidanza e la gestazione consapevole negli Stati Uniti.

I punti salienti del video, disponibile solo in inglese, sono:

  • Non c’è bisogno di eiaculazione per la gravidanza, l’uomo emette del liquido seminale anche durante l’atto, prima dell’acme.
  • Il liquido seminale che entri anche per caso a contatto con la mucosa vaginale può comunque farsi strada fino all’utero
  • Lo sperma sosta nella cavità uterina e può impiegare giorni prima di fertilizzare un ovulo.
  • Una volta fertilizzato, la gravidanza non è considerata in atto fin quando, una volta impiantatosi nell’utero, l’embrione comincia a rilasciare progesterone che blocca le mestruazioni.

Quindi non si può considerare una donna incinta prima di 20 giorni dall’ultima ovulazione, dato che anche con embrione in formazione c’è sempre la possibilità che il ciclo mestruale spezzi il circolo virtuoso, e questo va tenuto conto, se si vuole parlare di queste materie…

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Ecologia e femminismo

Marzo 26, 2008 · 1 Commento

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Ieri pomeriggio, in pausapranzo, sgranocchiavo costosissimi pomodorini fior fiore coop.
Deliziosi.
Sanno di pomodoro.
E leggevo il manifesto.
A un certo punto mi sono imbattuta su questo articolo: l’alfabeto dell’ecologista.
Premetto che io sono cintura marrone di come “approfittare della crisi per una riconversione verde (ecologica) e rossa (equa) dell’economia”. Io bevevo acqua del rubinetto anche nella casa vecchia, con la cisterna sul tetto. Riduttori di flusso: célo. Mangio le bucce, investo i miei surplus di capitale in verdure bio, quando ci sono surplussi (proposito, ma il bio-contadino dov’è finito???).
Mangio verdura di stagione anche nella stagione dei cavoli quando la minestra sa di cavolo, il cous-cous sa di cavolo, la pasta coi broccoli, verza saltata. Ho arredato due case con avanzi di navi da crociera in disarmo. Termos célo, tupper col pranzo célo, la bicicletta del Chimico, célo.
Ho comprato tre borse trasparenti-coop per evitare i sacchetti e il Chimico non sa più con cosa tirare su la cacca del cane. Le sciarpe me le metto. Il riscaldamento non lo accendo mai perchè arrivo a casa troppo tardi e lo scaldabagno elettrico è una follia.
Non ho la macchina, ho tentato il car sharing ma è un furto, costa tantissimo, e così ho eliminato anche quello. Facciamo il car-sharing della macchina dei genitori del Chimico. Mi ammalo con l’aria condizionata, odio anche il ventilatore. Se ho caldo sudo.
Lamapadine a basso consumo célo, non guardo la pubblicità perchè non ho la tivvù, i miei regali standard sono vasi di conserve, olii aromatizzati, saponi e cose idratanti fatte in casa. Riparo ogni cosa, ho un telefonino del 1922 e invito sempre persone a cena.
Fumo tabacco, così fumo meno, riciclo i vestiti finchè posso e non ho neanche il telefono fisso.
E, nonostante tutto, più andavo avanti nell’alfabeto e più sentivo crescere un senso di disagio, e poi di fastidio e poi di consapevolezza che, sicuro, tutto questo dev’essere opera di un uomo.
Perchè dice ehi, non usate elettrodomestici che vanno a elettricità, perchè poi vi viene l’anidride carbonica. Ehi, non usate i detersivi, usate il sapone di marsiglia. E poi dice ehi, non usate i pannolini usa e getta, perchè inquinano.
Ma poi, chi è che rimane a casa a lavare i pannolini a mano col sapone di marsiglia?
In Svezia non so.
In Italia, mi sembra chiaro, che siamo sempre, ancora, irrimediabilmente noi.
E qui il mondo femminile si divide tra chi ha provato a vivere con un uomo italiano e chi non ci ha provato (oh felice) e crede ancora che non sia possibile dividersi i compiti sul serio. Perchè nella realtà i lavori di casa si dividono, a patto di continue discussioni.
Stessa cosa vale per la verdura, chi sta a casa a lavare l’insalata?
Io non vorrei che questa cosa della vita ecosostenibile diventasse ecoinsostenibile, per noi donne, nel giro di tre generazioni.
Io sono ancora in grado di dividermi la cacca dei pannolini, mia figlia, magari vacillerà. Sua figlia riuscirà a non portarsi sulle spalle tutto questo ritorno alla natura? Ce la farà mia nipote a non vivere come la mia bisnonna, che impastava pane per dodici figli?
E se impasti, quanto tempo ti rimane per fare politica? Quanto per la cura di te stessa? Quanto per la tua carriera, i tuoi studi, le tue letture?
Quanto tempo rimane per scrivere, se ti lavi i vestiti a mano?
Guardate che questo non è un argomento trascurabile. Siamo sicure che tutto questo integralismo ecologista, proprio tutto, sia un bene per noi?
Io dico che non ci può essere un ragionamento ecologista senza una sana rispolverata di femminismo. Senza un vero radicamento del femminismo nella testa di tutti, uomini e donne.
Va messo per iscritto prima.
Va sempre e comunque premesso che noi raccoglieremo soltanto metà degli asparagi.
Attenzione alla decantata e compianta mentalità contadina, prendiamola con le dovute riserve, per favore.

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masturbazione in anestesia??????

Marzo 17, 2008 · Lascia un Commento

Mi è arrivata per mail, ma sono andata a controllare su gugòl, è tutto vero. e, anzi, se volete saperne di più c’è anche tutto il pezzo sull’inseminazione omologa (attenzione, chè la rivista precisa che per i cattolici “omologa” vuol dire “fra coniugi” e non “nella coppia” che tale non è se sposata non è) che io vi risparmio ma di cui consiglio la lettura a chi soffrisse di nostalgia per quelle belle discussioni da quattordicenni, quando stai lì a spaccare il capello in quattro per il puro gusto di farlo. Salvo, che, naturalmente, i quattordicenni non ne fanno materia di dottrina.

Comunque, ecco la lettera – creata da hoc, ovviamente – e, soprattutto, la risposta. La dottoressa è Claudia Navarini, docente presso la Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum – stica, neh?

cara dottoressa,

in questo momento in cui si torna a parlare di procreazione assistita, a causa della revisione delle linee guida, colgo l’occasione per chiederle qualche chiarimento su temi che continuano a farmi pensare.

Che cosa dice la Chiesa Cattolica del prelievo del seme attraverso la masturbazione a scopo diagnostico?

Sempre secondo la Chiesa, è lecita la fecondazione omologa e, se sì, a quali condizioni?

Grazie mille per il grandioso servizio che svolgete.

Paola, Treviso

Problema 1. Liceità della masturbazione nel prelievo del seme?

La diagnosi della fertilità maschile attraverso l’analisi del seme non è per sé immorale. Nessun esame diagnostico è infatti sbagliato in quanto diagnostico; semmai può esserlo per le motivazioni con cui viene richiesto – es. l’aborto eugenetico -, o per i rischi connessi.

Occorre tuttavia che il metodo di prelievo sia morale, e perciò che sia evitata la masturbazione. La masturbazione è infatti un grave male morale, in quanto scolla radicalmente la sessualità dal suo senso e il piacere sessuale dal suo contesto specifico (nella fattispecie da quell’atto coniugale caratterizzato da un significato procreativo e da un significato unitivo); come tale non può mai essere giustificata, nemmeno per un fine buono. Perché un’azione sia buona, infatti, occorre che anche i mezzi siano buoni, o comunque non immorali, dal momento che il fine non giustifica i mezzi.

Come precisa l’Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede Donum Vitae (1987), “la masturbazione, mediante la quale viene normalmente procurato lo sperma, è un […] grave segno di tale dissociazione [fra i due significati dell’atto coniugale]; anche quando è posto in vista della procreazione, il gesto rimane privo del suo significato unitivo” (n. 6)

Esistono tuttavia tecniche di prelievo del seme eticamente accettabili anche in assenza dell’atto coniugale, come la MESA (Microsurgical Epididymal Sperm Aspiration, cfr. M.L. Di Pietro-E. Sgreccia, Procreazione assistita e fecondazione artificiale tra scienza, bioetica e diritto, La Scuola, Brescia 1999, p. 33). Questo metodo richiede l’anestesia generale del paziente e permette di recuperare spermatozoi che non hanno, però, completato il primo ciclo di maturazione (e ciò richiede un processo di capacitazione in laboratorio abbastanza elaborato).

Si è tentato anche il metodo chiamato VIRICAR o elettroeiaculazione (cfr. E. Sgreccia, Manuale di bioetica, Vol. I, Vita e Pensiero, Milano 1999, pp. 431-439) che stimolerebbe l’emissione del seme (con spermatozoi più maturi, dunque) senza provocare orgasmo, ma le cui possibilità di diffusione, a causa degli elevati costi e delle incertezze di applicazione, non sono alte. Un altro metodo moralmente lecito è il prelievo dello sperma nell’uretra dopo polluzione involontaria (cfr. ibidem), per quanto di difficile realizzazione.

In realtà, il mancato perfezionamento di tali tecniche e la scarsa diffusione sono dovuti alla mentalità fondamentalmente edonistica, che non vede nella masturbazione un male, a maggior ragione quando avviene per scopi diagnostici o terapeutici. Rappresentando un sistema facile, economico e abbastanza efficace, il reperimento del seme tramite masturbazione è divenuto prassi ordinaria, spesso neppure messa in discussione. Eppure non si può nascondere che rappresenti anche psicologicamente, oltre che eticamente, un elemento di difficoltà per gli uomini, che talora rinunciano alla diagnosi proprio a causa dell’umiliazione e dello squallore che la fase di prelievo del seme comporta.

Va inoltre detto che tali indagini diagnostiche al di fuori – ma spesso anche all’interno – del matrimonio partono molte volte già con una scorretta idea di apertura alla vita, ed un conseguente orientamento chiaramente rivolto alla fecondazione artificiale.

Per i coniugi – o comunque in presenza di “attività sessuale” – la raccolta del seme può avvenire in corrispondenza di un rapporto coniugale, attraverso la raccolta dello sperma nel fondo della vagina, nell’uretra in cui resta un residuo, nella vescica insieme con le urine (trattate con soluzione antiacida) in caso di eiaculazione retrograda (ibidem). Può altresì avvenire con l’utilizzo durante il rapporto di un preservativo perforato, al fine di trattenere parte del seme e tuttavia di non dare origine ad un atto contraccettivo (con condom perforato un eventuale concepimento naturale sarebbe possibile). Naturalmente si può usare anche un preservativo integro, o si può ricorrere al coito interrotto con successiva immediata raccolta del seme in capsula sterile, ma in questi casi si ha di nuovo un’azione moralmente illecita, di tipo contraccettivo, che scinde positivamente l’atto coniugale dal suo significato procreativo.

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Quasi come Dumas

Marzo 17, 2008 · 1 Commento

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Ma non è bella ’sta faccia di trent’anni dopo?

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Un momento

Marzo 16, 2008 · Lascia un Commento

Ci sono cascata anch’io, nella frettolosità tipica dell’informazione: avevo scritto un post, ieri, sull’ipocrisia della condanna della legge sull’aborto insieme ai “raschiamenti” nella clinica privata, cattolica.  E poi ieri Ferrara ha tappezzato la città di manifesti contro l’egoismo di chi abortisce per farsi i fatti suoi – non li ho ancora visti, saranno l’ennesima vergogna: ma pare che l’intera vicenda sia ben più complessa, o almeno così fa pensare l’articolo di Concita De Gregorio su Repubblica, oggi.
Genova è città rossa (“la Stalingrado d’Italia, la definì Il Giornale), ma è anche la città di Bagnasco, e bisogna capire dove va a parare questa bruttissima storia. Per ora, quindi, elimino il post che avevo scritto – anche se dicono che è più facile cancellare un tatuaggio che qualcosa dal web – e aspetto qualche dato più chiaro. La mia rabbia, per ora, cova.

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Caro Cioè…

Marzo 13, 2008 · 12 Commenti

Una volta di certe cose non si parlava proprio, se non in modo sussurrato e allusorio: io mi ricorderò a vita di quando la mia non più giovanissima prof di italiano delle medie raccontava di aver avuto le mestruazioni senza sapere cosa fossero, e d’altra parte è facile leggere o sentir parlare di quando tutto ciò che riguardava la sfera sessuale era un tabù che veniva svelato unicamente “sul momento”.
Tutto questo prima degli anni SessantaSettanta.
Al giorno d’oggi il problema è quello opposto: e cioè che si parla, sì, ma a sproposito.
E su cose che sarebbe veramente importante sapere si fa spesso e volentieri una confusione allucinante.
Lo sa bene chi di noi ancora va a scuola, ché tra i banchi le confidenze abbondano, e non è raro sentire cose da mettersi le mani nei capelli (l’abbiamo fatto senza preservativo, sai, mica potevo dirgli di no a quel punto…).
Il che è nella fattispecie doppiamente preoccupante, perché alla poca consapevolezza dei rischi che si possono correre (e non si parla solo di gravidanze indesiderate) si aggiunge anche un discorso più complesso di autodeterminazione, di paura di “dirgli di no”, triste retaggio di un’educazione che inculca nella donna la tendenza più o meno inconscia a porsi in una posizione subordinata.
E non so, sinceramente, quale delle due componenti sia la peggiore.
Ché un conto è fare informazione là dove non c’è, e un conto è intervenire su quello che è il maledetto senso comune della gente.

Ma arrivo al dunque.
Tutti, penso, avete presente che cosa sono Cioè, Top Girl, Ragazza Moderna e compagnia bella.
Ma anche Gente, per dire.
E immagino che saprete anche che tutte queste riviste hanno la rubrica delle domande Sesso e dintorni, La dottoressa risponde e cose così.
Ecco, io mi sono impadronita di un po’ di queste domande.
E ve le propongo qui.
E mi improvviso Dottoressa Cioè alle prese con le più deliranti leggende metropolitane.

Mestruazioni e dintorni

E’ vero che se il ciclo arriva dopo i 14 anni non si possono avere figli?

È vero che il primo giorno delle mestruazioni non si può fare la doccia altrimenti si diventa sterili?

È vero che durante le mestruazioni non ci si deve lavare?

Una volta per tutte, durante le mestruazioni ci si lava come gli altri giorni.
E anzi, l’igiene intima sarebbe bene intensificarla.

Il ciclo mestruale ha inizio solitamente nella fascia d’età compresa tra gli 11 e i 14 anni.
Questo non esclude che possa verificarsi prima o dopo, con casi limite di menarca all’età di 17 anni, senza che questo crei nessun tipo di conseguenza.

Assorbenti interni

Ho provato a mettere un assorbente interno, ma non sono riuscita a farlo entrare: è perché sono vergine o perché non sono normale?

Altra questione da chiarire.
L’assorbente interno, di per sé, può essere indossato a prescindere dal fatto che si sia vergini o meno.
Non sta scritto da nessuna parte che una ragazza vergine non possa usarlo.
Ciò non toglie che possa dare fastidio, ma è una questione puramente soggettiva.
E comunque ne esistono in varie misure, da scegliere in base all’intensità del flusso.
Certo occorre un minimo di cautela nell’infilarlo: in tutte le confezioni c’è un foglietto illustrativo che spiega come fare e parla anche delle possibili controindicazioni (in particolare il rischio di contrarre la TSS).
Aggiungerei, come consiglio dato a titolo personale, che sono più facili da mettere quelli con il tubicino di plastica, che così l’assorbente si ferma al punto giusto.

No comment su queste due domande da premio Nobel:
Quando una ragazza non è più vergine, può usare gli assorbenti interni o questi si disperdono nel corpo?

Si può fare l’amore durante le mestruazioni, avendo l’assorbente interno?

Come e quando si rimane incinta
Allora, ragazze.
Qui ho:
Cara dottoressa, ho 13 anni. Casualmente ho saputo da un’amica che si può rimanere incinta non solo attraverso i rapporti sessuali, ma anche in altri modi. Per esempio, se lui e’ appiccicato a lei ed è eccitato, lo sperma può fuoriuscire e passare attraverso gli indumenti fino alle parti intime. E’ vero?

Ho 12 anni: un amico di mio fratello di 16 anni è molto carino, mi ha convinta a fare l’amore senza preservativo poiché non avevo ancora le mestruazioni. Una settimana dopo mi sono arrivate e poi ho cominciato a mettere su chili e pancia. Sono incinta?

E’ vero che se una ragazza è vergine non può restare incinta?

Ho sentito dire che se dopo un rapporto sessuale ci si fa una lavanda con la coca-cola non si resta incinta. È vero?

È vero che si può rimanere incinta con un semplice bacio?

Non so da dove cominciare.
Qui ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia.
Ci sarebbe da ripartire da capo a spiegare tutto, prima di passare a sfatare le superstizioni.
Della serie “a mali estremi, estremi rimedi”, come si rimane incinta lo potete leggere qui.
Con l’aggiunta di queste postille:
- la fecondazione può avvenire anche in caso di coito interrotto, sia ben chiaro;
- sconsigliatissimo basarsi sul calendario, ché i giorni dell’ovulazione sono più o meno a metà, sì, ma non si possono mai calcolare con precisione assoluta, e men che meno se il ciclo non è regolare. E guardate che se anche il ciclo normalmente è regolare, non vuol dire che lo debba essere proprio tutte le volte. E se vogliamo dare retta alla legge di Murphy, se qualcosa può andare storto sicuramente lo farà e quindi…a voi le conclusioni.

Quindi come si rimane incinta l’avete capito, a questo punto. I baci, con quelli al massimo ti ci attacchi il raffreddore, o la mononucleosi se proprio sei sfigato.
E attraverso i vestiti ci passano i pidocchi, i vermi intestinali, le piattole, ma gli spermatozoi direi proprio di no.
Poi: non è affatto vero, e non è neanche affatto logico, se ci pensate un po’ su, che al primo rapporto sessuale non si rimane incinta. Ci si può rimanere esattamente come tutte le altre volte.
E la Coca-Cola, per favore, lasciamola perdere.
Ha già fatto abbastanza danni il prezzemolo.

E mi fa una tristezza enorme la storia della ragazzina di 12 anni.
Ma tanta, proprio.

Verginità
Il trionfo del nonsense:
E’ possibile fare l’amore quando si è vergini?

È vero che se si fa l’amore una sola volta si resta vergini? Il mio ragazzo dice che è così.

Scema lei, e stronzo lui.
Ché si dà il caso che a volte i signori maschi tendano ad approfittarsene, dell’ignoranza o della stupidità delle loro pulzelle.
Come il famigerato “non preoccuparti, sto attento”.
Tanto poi non ce l’hanno mica loro, l’incomodo.

L’estate scorsa ho lasciato che un ragazzo mi toccasse, sono ancora vergine?

Miseriaccia boia.
Questa è una cosa che ci si ostina a non voler capire.
Ché la verginità è stata caricata nel corso dei secoli di valenze spirituali, religiose, morali e quant’altro, e quindi c’è ancora chi fa casino tra castità in senso morale e verginità in senso stretto.
La verginità è una condizione fisica, punto e stop.
Quando non c’è stata rottura dell’imene, allora si è vergini.
Quando l’imene si rompe, non più.
Facilissimo.

Ecco, io lo so che questo post è esageratamente lungo ed esageratamente lapalissiano.
Ma può darsi che qualche ragazzina sprovveduta capiti qui, per caso o per bisogno reale.
E se capita qui, e riesce a arrivare fino in fondo e ad imparare qualcosa che non sapeva, beh, io ne sono contenta.

E naturalmente l’invito è a rifletterci su e a firmare la solita petizione dove, tra le altre cose, si parla anche di introdurre l’educazione sessuale fin dalle elementari.

Ce n’è bisogno.

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Un difetto nella donna

Marzo 12, 2008 · 2 Commenti

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Ripesco sul mio blog e pubblico.
Puntuale come la morte e le tasse, questo pps arriva intorno al sei o sette marzo, per festeggiare in allegria la festa della donna. E’ una storia bella e commovente che ci spiega com’è che Dio ci vuole e perché ci ha create. Creature, e meravigliose.
*
Dio creò la donna, era già al suo sesto giorno di lavoro facendo pure gli straordinari.Ho pensato di lasciarlo così, con questa grammatica un po’ naif. Ho aggiustato solo le virgolette per semplificare la lettura.

Quando apparve un angelo (Lucifero?) e gli chiese: “Come mai ci metti tanto tempo con questa?”

E il Signore rispose: “Hai visto  il mio Progetto per lei?” (progetto Maiuscolo)Deve essere completamente lavabile(!), però non deve essere di plastica(Dio ha inventato prima la plastica e poi la donna), avere più di 200 parti muovibili, tutte sostituibili (Ma di che cosa parla?) ed esser capace di funzionare con una dieta di qualsiasi cosa avanzi (Che bel progetto che si è inventato Dio, per noi. Grazie Dio che hai inventato il maschio che va solo a filetto e io funziono anche col brodo di trippa…), avere un grembo che possa accogliere quattro bimbi contemporaneamente, avere un bacio che possa curare da un ginocchio sbucciato a un cuore spezzato (Commovente) e lo fará tutto con solamente due mani.(Ma l’hanno tradotto con Babel Fish?)”

L’ angelo si meraviglió dei requisiti.
“Solamente due mani….Impossibile!E questo è solamente il modello base? E’ troppo lavoro per un giorno…Aspetta fino a domani per terminarla.“ (Giustamente si preoccupa che Dio si stanchi, è maschio…)“No lo farò, protestò il Signore. Sono  tanto vicino a terminare questa creazione che ci sto mettendo tutto il mio cuore. Ella si cura da sola quando è ammalata e può lavorare 18 ore al giorno”. (Buona festa della donna a tutte!)

L’angelo si avvicinò di più e toccò la donna.”Però l’hai fatta così delicata, Signore”
“E’ delicata” ribatté Dio “Però l’ho fatta anche robusta. Non hai idea di quello che è capace di sopportare o ottenere” (Io penso che a questo punto hanno scommesso. E si spiegherebbero un sacco di cose)

“Sarà capace di pensare?” chiese l’ angelo.  (No, tranqui, non questo modello. Perché la storia poi continua che ne fanno un’altra, naturalmente, se no non si spiegherebbe com’è che esistiamo anche noi)
Dio rispose:”Non solo sarà capace di pensare ma pure di ragionare e di trattare” (Storie…)

L’ angelo allora notò qualcosa e allungando la mano toccò la guancia della donna….

“Signore, pare che questo modello abbia una perdita…” (Oh, che particolare tenero, l’angelo che non sa piangere.)

“Ti avevo detto che stavo cercando di mettere in lei moltissime cose non c’é nessuna perdita… é una lacrima” lo corresse Il Signore.

“A che cosa serve la lacrima?” chiese l’angelo.

 E Dio disse: “Le lacrime sono il suo modo di esprimere la sua gioia, la sua pena, il suo disinganno, il suo amore, la sua solitudine, la sua sofferenza, e il suo orgoglio.” (Me-ra-vi-glio-sa! Ricapitoliamo? Mangia gli avanzi, lavora diciotto ore al giorno, si cura da sola. A questo punto se era vero che ragionava si era già suicidata. E invece no. Comunica con perdite d’acqua. Quando è triste, quando è felice, perde acqua. Lo faceva anche la mia cana quando era cucciola…)

Ciò impressionò molto l’angelo
“Sei un genio, Signore, hai pensato a tutto. La donna é  veramente meravigliosa” (Eh…In realtà non è Un Angelo. Era Angelo il carrozziere che aveva bisogno di uno schiavo, in realtà)

 “Lo é! Le donne hanno delle energie che meravigliano gli uomini. Affrontano difficoltà,reggono gravi pesi, però hanno felicità, amore e  gioia. (Invece gli uomini passano la giornata a leggere il giornale sulla poltrona e, giustamente, marciscono nell’apatia) Sorridono quando vorrebbero gridare, cantano quando vorrebbero piangere,piangono quando sono  felici e ridono quando sono nervose (E poi si sorprendono quando gli uomini non ci capiscono un tubo. E’ Dio che ci ha progettato le reazioni schizofreniche). Lottano per ciò in cui credono. (Lenin lo diceva che la prima dote di ogni buon rivoluzionario sono le tette) Si ribellano all’ingiustizia. Non accettano un “no” per risposta quando credono che ci sia una soluzione migliore (Impressionante). Si privano per mantenere in piedi la famiglia (Mentre il marito esce a sbronzarsi tutte le sere). Vanno dal medico con un’amica timorosa (?). Amano incondizionatamente. Piangono quando i loro figli hanno successo e si rallegrano per le fortune dei loro amici (Stop crying, Giulietta). Sono  felici quando sentono parlare di un battesimo o un matrimonio (Perché i maschi ridono solo quando si parla di aborto e divorzio). Il loro cuore si spezza quando muore un’amica(Maddai..Pazzesche queste donne). Soffrono per la perdita di una persona cara (Nooooo!). Senza dubbio sono forti quando pensano di non avere più energie. Sanno che un bacio e un abbraccio possono aiutare a curare un cuore spezzato (OH!). Non ci sono dubbi, nella donna c’è un difetto: ed è che si dimentica quanto vale.”(Mi sembra proprio di sì)
Manda questo alle tue amiche per ricordare loro la creatura meravigliosa che sono (Ecco, no, non farlo!)
Ed anche agli uomini che conosci…. perché a volte hanno bisogno che qualcuno glielo ricordi (Che c’ è qualcuno che può lavorare diciotto ore mangiando i loro avanzi?)
*
Questa stupidaggine è il catalogo completo della fregatura delle donne. Ci hanno insegnato lo spirito di sacrificio, ci hanno detto che Dio ci ha creato per questo, che la nostra missione è massacrarci per gli altri, senza rompere i coglioni.
Come la Vispa Madre Teresa.
Così andiamo in Paradiso.
Allora io mi faccio un bel regalo, per la festa della donna.
Rischio il Paradiso, ma però
io questo pps
e la Madonnina
e gli angeli naif
e una vita di sacrifici
e le lacrime come risposta a tutto
e questa Morale Cattolica ingombrante
Io li butto nel Cestino.
*

(E poi schiaccio ’svuota cestino’, nel caso mi vengano i dubbi)

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aborto clandestino

Marzo 11, 2008 · Lascia un Commento

Un ginecologo si è suicidato. Non si sa ancora perchè, ma il suicidio vine collegato a due perquisizioni dei Nas, e quindi ad un’ipotesi di aborti clandestini. Pare non fosse obiettore di coscienza nell’ospedale in cui lavorava,  per chi se lo fosse chiesto, e “aborti clandestini” oggi vuol dire “oltre i limiti fissati dalla 194″. Credo se ne parlerà fin troppo nei prossimi giorni per dilungarsi qui, adesso che in fondo non si sa ancora nulla di preciso. Ma se chi è contrario all’aborto (che definizione idiota, come se qualcuno potesse essere favorevole in assoluto) si fermasse a riflettere un po’ forse arriverebbe a capire che se l’aborto clandestino esiste perfino con la legge che lo regolamenta, come sarebbe se la legge venisse sospesa, modificata, vanificata? E sul tema si tornerà, chè pare che gli aborti clandestini oggi siano soprattutto farmacologici, con rischi gravi per la salute di chi se la tenta così. 
 

ma di aborto clandestino e di quando era l’unico possibile ne parlavo un po’ di tempo fa qui: ripropongo il post, e chi lo ha già letto lasci stare, è lo stesso. 

 Ecco, la Nessie dice di provare a ricordare. Ricordare com’era prima della 194, quando le donne abortivano lo stesso – lo hanno sempre fatto, chi fa finta di no fa anche la figura dell’ignorante, chè non c’è società che non abbia praticato l’aborto volontario, legale o no – ma rischiavano la galera per averlo fatto.

In realtà, era ben difficile che qualcuno le denunciasse (e chi, poi? la mammana o il medico rischiavano anche loro) e ancora più che si desse seguito alla denuncia: non so se qualche caso ci sia mai stato, ma l’impressione generale era che a tutti facesse comodo così, con la paura e il silenzio. Non fosse mai che di fronte alla condanna di una poveracrista la gente si indignasse, anche quella che faceva finta di niente. 

La Nessie dice che sul Manifesto c’è un reportage orrorifico dalla Polonia, con la sua legge restrittiva in materia: io, vi dirò, non ho voglia di leggerlo.      Chè di sesso non si parlava, quando io ero piccola, ma alle bambine ogni tanto arrivavano le espressioni di raccapriccio, i pezzi di discorsi: “… con un cucchiaio! un cucchiaio normale, da cucina, con i bordi affilati.” “… l’han portata all’ospedale, l’han tirata qui per i capelli. Prezzemolo. Menomale che l’han portata in tempo.” “L’ha fatto da sola, col ferro da calza. L’ha trovata la mamma, nel bagno pieno di sangue.” “Sì, cosa credi? Dalle scale si è buttata giù, mica è caduta. Ne ha già tre, di figli. E adesso è lì con la gamba rotta e il quarto ancora in pancia, non è servito a niente. “

Non so se lo facevano apposta, le donne, a far sentire questi discorsi anche a noi bambine. O se a volte la pena e la rabbia passavano sopra anche ai pudori, alle convenienze. So che me li ricordo anche se il contesto non mi era granchè chiaro, so che mi ricordo le facce, le labbra arricciate nel senso che faceva quel cucchiaio, gli occhi fuor dalla testa per l’inutile stupidità dell’ennesima ragazza morta di prezzemolo.

 Ma so che nessuno si permetteva di parlare male delle donne che abortivano, erano ben pochi ad esprimere giudizi – preti a parte, naturalmente, e anche loro soprattutto dal pulpito, nelle occasione “ufficiali”, chè sospetto che in privato fossero più comprensivi.

Come in tutte le cose prima del ‘68, c’era nelle persone molta ipocrisia al riguardo – oh, io non so come si fa, pensare di mandar via un figlio! – ma in questo caso c’era anche comprensione umana. Si scuoteva la testa ed era anche più vero di oggi che il rifiuto di un figlio appariva cosa brutta e ingiusta: ma la donna che lo faceva era comunque un vittima, questo era chiaro in qualsiasi discorso. Era l’aborto, il male, non chi abortiva.

Neanche se gli aborti erano tanti: perchè allora, prima della pillola e di quel minimo di educazione sessuale che c’è oggi, l’aborto sì che era un mezzo di controllo delle nascite. Ma chi se la sentiva di criticare una donna che aveva avuto sette od otto figli, se aveva anche cercato quattro, cinque o dieci aborti?  Si criticava il marito che non sapeva asternersi, lei che non sapeva opporsi: ma gli aborti, per carità brutta roba, ma quando i figli sono già tanti…

 E se c’era rabbia e disprezzo, livore e incazzo, era per “le cliniche”: chè le tristemente famose “mammane” finivano prima o poi per far del male davvero a qualcuna (sul tavolo di cucina, igiene quel che l’è, in fretta e furia: per forza…), ma erano comunque considerate, a torto o a ragione, sulla stessa barca. Che, è vero, per farlo si facevano pagare, e spesso erano anche stronze, e comunque non eran mai belle persone: ma se ne avevi bisogno, loro ti aiutavano per poco.

Nelle Cliniche, invece, ci andavano solo le donne ricche, le sciure: e quali erano le cliniche in cui si facevano anche gli aborti lo sapevano tutti, altro che “un piccolo intervento, ma lì il Professore è così bravo…” Spesso, infatti, anche chi ci andava taceva e basta: pagava un sacco di soldi, questo sì, ma non rischiava la pelle. Anche se poi capitava, a dire il vero, che qualcuna ce la lasciasse lo stesso: immagino soprattutto perchè nel caso di una qualsiasi complicazione, prima di portare la donna in un ospedale più grande bisognava far sparire i segni dell’operazione in atto. 

Quello che so – e me ne ricordo perchè una era vicina a casa mia – è che le Cliniche prosperavano appunto finchè qualcuna non ci moriva dentro: allora, d’improvviso, la clinica chiudeva e il medico spariva per un po’. Tutti sapevano chi era, se ne parlava sottovoce. Ecco, quei medici, sì, erano odiati: perchè sugli aborti clandestini costruivano la loro fortuna economica, spesso la loro carriera (amicizie, relazioni, favori) e la loro bella vita. E molti di loro erano noti per trattare malissimo le donne che erano obbligate a servirsi delle loro competenze professionali, secondo le migliori tradizioni freudiane.

 Ecco, il discorso politico non lo faccio qui, o comunque non ora, però mi premeva notare questa cosa che mi ronza in testa da un po’: che, certo, oggi i toni di tutto sono esasperati e quello che mi ricordo io non è la “dimensione politica” del fenomeno, ma quella umana. Però, a pensarci dall’oggi, pare quasi che una più sincera adesione ai valori della chiesa e della morale borghese portasse con sè anche una maggiore comprensione nei confronti di chi pur, in quella logica, sbagliava. Mentre oggi, con quella morale vilipesa da chi pur la professa tra due mogli, tre relazioni, un aborto dichiarato e du’ tiri de coca, il furore verso chi quella morale la critica e la sfida è cresciuto in uguale misura, nel consueto gioco di proiezione.

 E non sto dicendo che fosse meglio prima, neh? Però, ecco, mi pare che oltretutto i cattolici – quelli che berciano in questa assurda crociata, e non sono tutti così – abbiano perso anche la capacità di comprensione e compassione. che forse per un cattolico non sono poi così poco importanti…

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Recensione: La tela di Penelope, di M. Atwood

Marzo 11, 2008 · Lascia un Commento

E’ un testo teatrale, in realtà mai messo in scena, ma strutturato – e con cognizione di causa – come una tragedia greca.Penelope, dall’Ade, racconta la sua versione dei fatti: il suo matrimonio con Odisseo, la guerra di Troia, la rivalità con la cugina Elena, l’attesa e l’occupazione di casa sua da parte dei Proci. In particolare, la sua attenzione è rivolta ad un episodio, un episodio narrato nel XXIII libro dell’Odissea. Ulisse, tornato a casa, dà ordine di giustiziare 12 ancelle accusate di “essersi fatte stuprare”.Quello che la Atwood spiega magistralmente in questo libretto di pochissime pagine, è che l’accusa, nel mondo greco, era reale. Quando il padrone di casa aveva ospiti, non era raro che questi chiedessero “favori particolari” alle ancelle. Queste, però, non avevano il permesso di soddisfarli se non con il benestare del loro padrone. E fin qui, niente di troppo strano, in fondo in fondo. Il problema nasce perchè gli ospiti mica se ne stavano, dell’eventuale no delle ancelle. E in linea di massima, le violentavano comunque. Se il padrone lo veniva a sapere – e non era difficile, visto che novantanove su cento le ancelle rimanevano incinte – le colpevoli erano loro, e loro venivano punite, spesso direttamente impiccate. Ma la sepoltura era onorevole, eh, perchè gli dei perdonassero il loro peccato (no, il peccato non era essere andate a letto con forestieri, ma aver disubbito al loro padrone). Erano gentiluomini, orsù, il perdono non si nega a nessuno. Da morto. La trama, dicevo, si svolge tutta intorno a queste 12 ancelle impiccate da Telemaco al ritorno del padre: Penelope se ne rammarica, perchè, dice, proprio lei ha voluto che le ancelle tenessero occupate i Proci e le riportassero nuove informazioni. Il monologo è intervallato da scene corali, in cui le ancelle, in un registro linguistico nettamente più basso a quello usato da Penelope, cantano le disgrazie del popolo, della gente comune. A volte sono le loro stesse voci, a volte i marinai di Ulisse, sacrificati per avere mangiato buoi sacri, altre ancora le anime di quelli che sono morti per la bellezza di Elena. Uno spettacolo alla Dario Fo, insomma. Il femminismo si interseca ad analisi antropo-psicologiche, a vere e proprie lezioni di storia greca, alla ricerca di miti rari, ad uno sguardo disinicantato verso la realtà quotidiana, così diversa – forse – dalla realtà greca. Ma forse no, eh.

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who, when, what, why and were

Marzo 11, 2008 · Lascia un Commento

ecco, chi siamo è già una bella domanda.siamo un gruppo, una comune-ty, un insieme di persone (più donne che uomini, ma anche uomini) diverse per mestieri e gusti, pensieri ed età, inclinazioni e sentimenti, eccetera ed eccetera. Possiamo andare insieme in birreria, a teatro, a cena, in piscina, al cinema, ma in questo caso ci siamo ri-uniti sulla scorta dell’indignazione: l’attacco alla 194, che già era nell’aria dopo le condanne clericali della fecondazione assistita e dei pacs, ci ha convinto che era ora di muoverci.Chè neanche prima eravamo fermi, non lo si creda: eravamo in piazza, con bellissimi cappelli da streghe, alla manifestazione di Milano nel 2006, eravamo in piazza qui subito dopo la vergognosa irruzione della polizia in ospedale, a  Napoli. Ed eravamo sui nostri blog in questi ultimi anni, e anche da lì abbiamo raccolto le voci delle donne, che emergono dalle solitarie ricerche su google su “come si interrompe gravidanza” o “clinica privata per abortire” . E anche “come si fa a convincere la mia ragazza a tenere il bambino”, e lì ti metti le mani nei capelli.Perchè sono soprattutto le giovanissime, e i giovanissimi, ad essere ancora angosciati, e disinformati, e preda dei messaggi televisivi e dei sensi di colpa di chi vuol far credere che avere un bambino sia sempre e solo talmente bello da ripagare di ogni cosa. E non è così, perchè per tutti la vita è una, e rovinarla per sè vuol dire anche rovinarla ai propri figli. E qui siamo già nello specifico, chè la presentazione sfugge subito di mano: ma, ecco, la discussione su questi temi è uno dei motivi di questo blog,  però credo che più ancora abbiamo voglia  di informarci e informare (sui diritti, ma anche sulle opportunità, sugli strumenti, sulla cultura) e di parlare “al femminile”, maschietti compresi a cui non farà male lasciar uscire la propria metà del cielo. E di offrire, quando è possibile, consigli pratici e spunti per azioni collettive.Ogni contributo in questo senso sarà il benvenuto, e credo di interpretare il pensiero di tutti gli Autori di questo blog affermando subito che la finta democrazia del “diritto di parola per tutti” qui non trova terreno favorevole: se paparatzi ci offrirà un dieciminuti dal suo balcone, magari in cambio potremo ospitargli un post, ma fino a quel momento la grancassa contro i diritti delle donne qui non troverà spazio se non in casi eccezionali e dopo discussione del gruppo. 

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LE MADRI DI PLAZA DEL MAYO, UNA SERATA A TEATRO DI QUALCHE MESE FA

Marzo 11, 2008 · 1 Commento

Non ricordo molti film dove sia riuscita a non piangere.
Come una casalinga di Voghera qualsiasi, la commozione facile mi prende sia al cinema che a casa. E me ne vergogno tremendamente.
Sono una persona che piange di felicità, non di dolore. Sempre alla fine, piango, quando si riabbracciano, quando si ritrovano, quando si risvegliano, quando si liberano, quando festeggiano.
Lacrime buoniste, lacrime da lieto fine.
Poi, tutte le volte che ci sono di mezzo dei bambini, piango. Bambini dentro o fuori da una pancia, non cambia molto.
Nei film, sempre.
Ma non solo, perchè mi fa piangere la barilla e mi uccide il mulinobianco. Mi coglie il magone per tutte quelle false pubblicità di famiglie unite, di padri che coccolano i figli dopo la rasatura perfetta, di madri incinte nella macchina nuova superveloce.
Non è che ci credo. Ma piango.
Vergognandomene tremendamente, neanche a dirlo.
Non ho filtro, dannazione.

A teatro invece ho pianto due volte.
La prima è stata quattro anni fa.
Bebo Storti gerarcafascista in Mai Morti, Arena del Porto Antico, tutto esaurito.
Stavano zitti ad ascoltare persino i gabbiani.
Alla fine eravamo annichiliti sulle sedie, non riuscivamo neanche ad applaudire.
Ma nessuna vergogna nel pianto, quella sera, perchè piangevano tutti. Un pianto liberatorio a due anni dal G8, un’elaborazione collettiva del lutto al porto antico.
Erano lacrime condivise e necessarie.
Bebo Storti gerarcafascista in Mai Morti al Porto Antico noi che c’eravamo non ce lo dimentichiamo più. E ci viene ancora il magone a raccontarlo.

Poi, stasera.
Stasera era uno spettacolo sulle madri di plaza del majo. Alla fine i bambini c’entrano sempre, con le mie lacrime.
Quando, schierate davanti alla polizia hanno gridato Fuoco! e sul palco c’erano soltanto gli ombrelli bianchi io, clamorosamente, stavo singhiozzando sulla sedia, sperando di non essere l’unica.
Ma gli altri avevano un magone contenuto. Io, mai. Io sempre l’uragano emotivo, il singhiozzo amplificato, le lacrime calde.
Potrei dirvi che ho pensato alle mie sedute dalla pissipissibaucologa, in quel momento. A quello che le dirò domani, tra le cinque e le sei, di questa mia empatia senza filtro, fastidiosa anche. Se non fastidiosa per me, come minimo fastidiosa per i miei vicini di sedia.
Invece no, singhiozzavo e mi è venuto in mente un discorso grande: ho pensato alla forza delle donne.

Delle lotte delle donne hanno paura tutti.
Noi donne per prime. Le nostre lotte fanno paura agli altri e a volte a noi stesse.
Ma in particolare ne hanno paura le donne che non lottano.
Spesso non ci interessa vincere, capitombolare in una discussione di principio, cercare di scollarci da dosso l’etichetta di passaggio. Se vogliono definirci comuniste, no global, staliniste, femministe, prugne secche, che facciano pure: la difesa dei principi ideali è spesso cosa da maschi.
La lotta delle donne, di alcune donne, è scendere in piazza ogni giovedi e parlare, spiegare, ricucire la memoria che si è persa, che hanno cancellato o stanno cancellando con grande soddisfazione, anche, di altre donne. A volte è semplicemente occuparsi di quello che sembra superfluo, piccolo, inutile.
La lotta come un figlio che a volte cresce, a volte no, e comunque ha bisogno del suo tempo.
A volte ha bisogno di 3000 giovedi in piazza del majo.

In ogni mia lacrima vergognosa, stasera c’era un piccolo pezzo di questo pensiero, dopo una settimana di difesa del mio blog dalle invasioni barbariche.
C’era lo stupore dell’aver scoperto, per l’ennesima volta – io che sono cresciuta in una famiglia con la selezione del fascismo all’ingresso, io che ho scoperto la destra da grande, più o meno insieme al sesso, io che mi stupisco ancora e ancora e ancora e non smetterò mai di stupirmi – che esiste un’anima nera.
Non solo della nessie, di tutti esiste un’anima nera.
Esiste ed è importante saperlo e non dimenticarcelo mai.
Trovare ognuna il suo piccolo giovedi, partorire una piccola lotta che sia una figlia.
Che sia piccola, all’inizio, e che sia nostra, che abbia dentro un pezzettino di noi.
Le daremo un nome, poi che gli altri la chiamino pure come preferiscono. Per fortuna, non ne controlliamo che una piccola parte.
Sarà figlia nostra e come tutte le figlie la indirizzeremo, ma poi diventerà qualcosaltro.
Una lotta che sia una figlia che cresca e che crescendo sia un piccolo pezzo di mondo, nel mondo, per tutti.

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La nostra prima iniziativa

Marzo 11, 2008 · Lascia un Commento

pupotta1.jpgLe Pupotte

Nella notte dell’8 marzo abbiamo attacchinato anche a Genova le “pupotte”.immag005.jpg

Le pupotte sono ricercatrici, casalinghe, pensionate, precarie, studentesse: donne di carta, simbolo della femminilità in tutte le sue sfacettature.immag004.jpgimmag0061.jpg

Le abbiamo sistemate in Via Gramsci e nei vicoli di Genova nella notte tra l’8 e il 9 marzo, con uno slogan semplice ed efficace: “Vogliono fare la festa alle donne. Difendi la 194!”.
La firma è del gruppo “8 marzo tutto l’anno”.immag007.jpg

Abbiamo riproposto l’azione “Adotta un consultorio” lanciata dal blog femminismo-a-sud, ma abbiamo variato il contenuto, proponendo le donne di carta non soltanto sui muri dei consultori, ma anche sui piloni della sopraelevata al grido: ” I diritti delle donne sono un pilastro della democrazia”. immag008.jpg

Però non abbiamo dimenticato l’idea originaria dell’azione – la difesa dei consultori, appunto – e all’interno degli slogan contenuti nei fumetti e sulle magliette delle pupotte, abbiamo trovato lo spazio per spiegare, in italiano e in spagnolo, l’importanza dei consultori.immag011.jpg

L’azione vuole avere un duplice significato: da un lato sostenere la lotta in difesa della legge 194, della gratuità e del libero accesso ai consultori, del diritto all’autodeterminazione della donna, alla libera scelta, ad una maternità consapevole; dall’altro riproporre la data dell’8 marzo non come una festa priva di significato, ma come un giorno di memoria e incontro tra donne e per le donne.

Le pupotte sono tuttora visibili in Via Gramsci e in Via S. Luca, a Genova.

E potete leggere delle nostre Pupotte anche sul sito del mentelocale!

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Categorie: Le nostre iniziative!
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